La pittura ad olio

La pittura ad olio è ancora oggi, dopo secoli dalla sua nascita, una delle più diffuse e apprezzate al mondo. Il successo di tale tecnica pittorica è dato dal  fatto che i colori ad olio possiedono alcune caratteristiche fisico-applicative uniche nel loro genere. Il rapido sviluppo tecnico-scientifico, degli ultimi anni in particolare, ha contribuito a migliorare alcune di queste caratteristiche, adattandole alle esigenze degli artisti moderni. Nonostante questo gli ingredienti fondamentali dell’impasto ad olio sono rimasti gli stessi utilizzati da sempre e cioè olio siccativo + sostanza colorante cioè il pigmento. Se si tenta di collocare storicamente la nascita della pittura ad olio si può      dire che tale tecnica, come noi la conosciamo oggi, fu introdotta nella seconda metà del XV secolo dal pittore fiammingo Van Eyck. Antonello da Messina passò alcuni anni nelle Fiandre apprendendola e portandola poi in Italia. I pittori veneziani del XVI secolo la perfezionarono ancora sostituendo le tavole di legno con le tele. Da quel momento diventò la pittura usata da tutti gli artisti,ma è impreciso aḀermare che Van Eyck ne fu l’inventore in quanto anche Lorenzo Ghiberti ,ad esempio, nel suo libro “I commentari”  scrive che Giotto,già secoli prima, usava colori ad olio. Tutta la storia dell’arte è costellata di testi che riferiscono dell’utilizzo di oli essiccativi usati per impastare i colori sin dal tempo dei greci e romani. Vitruvio Pollone del I° secolo a.C. nel suo “De architectura” cita gli oli essiccativi  usati per la pittura ed è verosimile che anche in epoche precedenti ne fossero note le proprietà.
vaneyck

 

Storia del fondatore Carlo Ferrario

 

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Nato nel 1882 in provincia di Milano e diplomato all’Accademia di Brera, Carlo Ferrario ha fatto della pittura il centro della sua vita. Come pittore, ispirandosi per gran parte del proprio lavoro alle grandi correnti dell’ottocento lombardo. “…la sua non poteva che essere una pittura riferita alle grandi cor-renti dell’ottocento lombardo, ben salda nel conservatorismo di una visione post-romantica e lontana, se non per vaghi accenni, dagli svolgimenti dell’avanguardia del novecento che mai lo sfiorarono. Semmai, l’unica corrente cui poteva sentirsi vicino, e che per alcuni anni ha pure praticato, fu quella del divisionismo, che aḀrontò essenzialmente con la tecnica dei pastelli colorati, anche in coincidenza con i suoi primi anni dell’at-tività industriale. Ma gran parte della sua produzione seguente, una volta giunto a Rovereto, fu prevalente-mente ad olio, che stendeva copioso in impasti di grande vigore (…) Una pittura lontana dai clamori e dalle polemiche, dalla quale traspare spesso anche la nostalgia per un “mondo felice” che sembra irrimediabilmente perduto, e che si esplica in un preciso indugiare in scene familiari, intime, cioè nell’ambito degli aḀetti più cari: il gioco dei fanciulli, la ninna nanna di una madre, la concentrazione nella lettura, o il riposo sotto la pergola.”

 

 

Come studioso, approfondendo le ricerche sulle materie prime, le analisi dei loro processi di lavorazione e gli studi di illuminotecnica. E pubblicando il manuale “La tecnica della pittura ad olio ed a pastello”, stampato per la prima volta nel 1930 e rieditato nel tempo sei volte.
Non un assemblaggio di formule ricopiate da testi precedenti, ma una pubblicazione rigorosamente scientifica e basata sulle sue dirette ricerche ed esperienze. Carlo Ferrario“…Fu detto che la durata della gloria di un artista è in relazione alla durata delle sue opere. L’artista pittore deve convincersi che non è assolutamente possibile disgiungere la parte intellettuale delle sue opere dalla parte tecnica.
carloferrario

 

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L' esperienza aveva insegnato al Prof. Ferrario che l’aspetto creativo dell’artista non può prescindere dall’altissi-ma qualità dei materiali e dei supporti utilizzati per creare le proprie opere. Ma anche, che la competente fabbricazione dei colori e dei prodotti per la pittura artistica è intimamente collegata alla profonda conoscenza e all’esperienza del loro uso. Trasformò, così, queste sue convinzioni in prodotti tangibili e concreti, che esprimessero il suo amore per la qualità delle tinte e per i materiali puri, fondando nel 1919 la prima industria italiana di colori per Belle Arti.

Prodotti utilizzati nel tempo dai più grandi Maestri della pittura italiana e da tutti quanti, artisti o appassionati, che per esprimersi hanno scelto il meglio della produzione italiana.