Proprietà degli oli siccativi

Composizione e meccanismo di essicazione

 

Tutti gli oli vegetali e animali sono costituiti principalmente da trigliceridi di acidi grassi. Volendo schematizzare la struttura di questi composti (vedi immagine 1) possiamo considerar-li come delle catene più o meno lunghe di atomi di carbonio legati l’uno all’altro con legami semplici (-C-C-) o con legami doppi (-C=C-). Vengono chia-mati grassi saturi quelli che contengono solo lega-mi semplici e insaturi quelli che contengono anche doppi legami. Si dicono insaturi perché il doppio legame, meno stabile, si può aprire e “saturare” cioè reagire con altri atomi. Gli olii cosiddetti “siccativi” contengono trigliceridi polinsaturi che a contatto dell’ossigeno atmosferico reagiscono, in pratica l’os-sigeno rompe i doppi legami e forma dei ponti tra le varie catene di atomi di carbonio formando così una struttura molto ramiἀcata: si ha così la solidiἀcazio-ne dell’olio.

Questo processo, chiamato polimerizzazione, può durare anni, anche se dopo qualche mese l’olio può sembrare completamente indurito, il processo pro-segue ἀno a quando tutti i doppi legami si sono “sa-turati” (si pensi che un olio siccativo assorbe tanto ossigeno sino a triplicare il proprio peso). La lentezza di questa reazione offre alcuni vantaggi che sono alla base del successo della pittura ad olio.

 

“Eccole il mio giudizio sui colore di sua fabbricazione, che ho usato e che uso tutt’ora. I suoi colori sono leali, e sulla loro resistenza, rispettivamente sulle sostanze che li compongono, si può essere molto più sicuri che sulla resistenza di tanti colori che portano il nome di grandi marche straniere, e che oggi usano fare brutti scherzi.”

 

Renato Guttuso – Roma, 10 gennaio 1974

 

I colori sulla tavolozza rimangono freschi a lungo e posso-no essere usati anche dopo ore o giorni e anche sul dipinto permettono di essere ripresi a distanza di tempo, sfumati e rilavorati.La velocità di essiccazione dell’olio è infuenzata anche da alcuni metalli che agiscono da catalizzatori, cioè accelerano la reazione di polimerizzazione. Lo zinco, il cobalto, il cadmio ed altri contenuti nei pig-menti favoriscono la rottura dei legami insaturi ren-dendo più rapido l’assorbimento di ossigeno.

 

Un consiglio

L’ olio siccativo reagisce molto velocemente con la cellulosa sviluppando calore. Non lasciate stracci di cotone o carta o segatura inbevuti di olio per-ché si potrebbe sviluppare una autocombustione.

Parleremo più diḀusamente dei pigmenti in segui-to ma ecco spiegato perché le varie tinte dei colori ad olio non “asciugano” tutte in maniera uguale. Altri fattori che inᴀuenzano la polimerizzazione sono la tem-peratura e l’umidità, in un cli-ma caldo e secco sarà più veloce mentre con la bassa temperatu-ra verrà rallentata. Nella pittura quindi vendono utilizzati oli vegetali, cioè otte-nuti da piante, ed è logico pen-sare che la loro composizione possa variare a seconda della zona di origine e dalle condizioni climatiche nelle quali la pianta è cresciuta.

 

Naturalmente è così ma le variazioni sono minime e in più con i processi di depurazione e raffnazione si ottengono oli con quantità e qualità di costituenti molto costanti e quindi che ne determinano caratteristiche tipiche. In un olio di lino crudo, ad esempio, avremo sempre un contenuto di circa il 53% di acido alfa-linolenico e il 22% di acido oleico mentre in altri oli come l’olio di papavero le quantità degli stessi acidi saranno di-verse. Questa diversità di contenuto dei costituenti base si traduce in una diḀerente quantità e distri-buzione di legami insaturi e di conseguenza in una diversa velocità di essiccazione.

 

Abbiamo visto quindi come si forma il reticolo che porta all’essiccazione e all’indurimento dell’olio, l’ossigeno che ha la caratteristica di potersi unire con 2 legami, spezza quelli insaturi delle varie catene e li unisce tra loro. Purtroppo però questo meccanismo non avviene sempre in maniera ottimale o perlomeno diciamo che avvengono anche interazioni che chi dipinge non vorrebbe ma che comunque sono inevitabili e naturali.

Da sapere

Per chiarificare l’olio bisogna metterlo alla luce per qualche mese, in un contenitore di vetro tra-sparente con meno aria possibile all’interno. Anche i dipinti ad olio nella loro fase di essiccazione ingialliscono meno se lasciati alla luce indiretta.

 

Capita quindi che l’ossigeno si leghi ad altri atomi e che formi composti che generalmente sono colorati, si ha così l’ingiallimento. Non è ancora del tutto chiaro ma sembra che sia dovuto alla forma-zione di aldeidi e chetoni che in genere sono di co-lore giallo-arancio.

 

Potere bagnante e adesione al supporto

 

La regola generale che vige nella pittura artistica,ma che può essere estesa anche alle vernici industriali, è quella per cui l’adesione dei colori “grassi” è superiore a quella dei colori “magri”. Infatti si dice di dipingere sempre grasso su magro ma mai il contrario, cioè dipingere con i colori ad olio su un fondo acrilico per esempio, oppure dipingere olio su olio, ma con strati di colore sempre meno diluito e cioè sempre più grasso. E’ la natura stessa degli olii che determina questa loro caratteristica di adesione alle superfici.

 

Consistenza e aspetto

 

Come abbiamo visto l’elevata capacità ba-gnante dell’olio si esplica anche nei confronti dei pigmenti, cioè di quelle sostanze coloranti che in genere vengono utilizzate nei colori per artisti. Le particelle di olio ricoprono la superἀcie dei pigmenti isolandole fra loro e creando un’unio-ne intima con essi. Per far si che questa unione sia la più completa possibile e che il pigmento sia ben bagnato occorre agire con processi meccanici come la miscelazione e la raffinazione, quest’ultima fase in particolare riveste un ruolo importante nella fabbri-cazione dei colori. Si compie utilizzando apposite macchine dette raffinatrici tre cilindri costituite ap-punto da cilindri rotanti che macinano le particelle dei pigmenti e attraverso i quali si fa passare diverse volte l’impasto di colore. Ad ogni passaggio successivo si ottiene una maggiore dispersione del pigmento che è ridotto sino a pochi millesimi di millimetro.

 

Mano a mano che si prosegue con la “raffinazione” l’olio viene sempre di più assorbito e l’impasto assu-me una consistenza densa che permetterà al pittore di ottenere parti del dipinto in rilievo e che man-terrà i segni delle pennellate. Questo rivestimento inoltre protegge il pigmento dagli agenti esterni e gli impedisce di reagire con altre sostanze e quindi lo rende più compatibile con altri pigmenti. Nei colori ad olio, rispetto ad altri colori, sono rare le incompatibilità fra pigmenti anche se ve ne sono, quella tra il bianco d’argento e il vermiglione è una delle poche.

Un po’ di confusione

In fisica opaco è l’opposto di trasparente. L’opacità di un corpo è la sua resistenza a farsi attraversare dalla luce. La confusione nasce dal fatto che comunemente il termine viene utilizzato anche per definire l’opposto di lucido.

Un’altra caratteristica molto importante e che ha sicuramente determinato il successo dell’olio come legante in pittura è il suo basso indice di rifrazione.Quando la luce attraversa un materiale la sua velocità diminuisce e come conseguenza la sua traiettoria viene deviata, cioè rifratta. Minore è la deviazione e più trasparente ci apparirà il materiale attraversato dalla luce. Al contrario più la luce verrà deviata o addirittura riflessa e più il materiale sarà opaco. L’olio di lino ad esempio ha un indice di rifrazione di 1,45 minore anche di quello del vetro che noi rite-niamo il materiale trasparente per eccellenza.Questa trasparenza dell’olio in unione alle caratteristiche dei vari pigmenti impartisce proprietà ottiche di translucenza uniche dando la possibilità agli artisti di avere colori pieni e intensi o di ottenere mera-vigliosi effetti di velatura e sovrapposizioni.

 

Proprietà fisiche e solubilità

 

Una delle leggi ἀsiche in natura è che tutto tende a raggiungere uno stato di massimo equilibrio, gli elementi reagiscono fra loro per arrivare alla loro forma più stabile. In questo senso i colori ad olio possono essere considerati inizialmente dei materiali instabili e reattivi. Quando vengono usati nella pittura e quindi esposti all’aria iniziano il loro processo di trasformazione che li porterà pian piano ad uno stato più stabile. Le molecole dell’olio si uniranno formando una struttura sempre più rigida e dura ma che manterrà una certa elasticità dovuta alla sua conformazione a catena.

Rispetto ad altri leganti usati nella pittura costituiti da molecole più corte l’olio rimarrà comunque più elastico. Questo è molto importante perché lo rende più resistente alle sollecitazioni mec-caniche come la dilatazione e la contrazione dovute per esempio ai cambiamenti di temperatura. Non a caso una delle priorità dei musei è quella di mantenere una temperatura costante tutto l’anno nelle sale espositive e di evitare il più possibile prestiti di quadri ad altri musei perché durante gli spostamenti le tele possono subire shock termici con conseguenti micromovimenti del film pittorico. Con il proseguire della polimerizzazione e la saturazione dei legami l’olio diviene sempre più resistente agli agenti esterni, fra i quali possiamo considerare anche i solventi. La solubilità in solventi come l’essenza di trementina o l’essenza di petrolio diminuisce gradualmente sino a scomparire, a chi non è capitato di dover buttare un pennello perchè sporco di colore secco? Ma che cos’è la solubilità?
vaneyck

 

Solubilità

 

Si intende per solubilità la proprietà di una sostanza chiamata soluto di essere dissolta a opera di un’altra sostanza detta solvente. Questa interazione che è influenzata anche dalla temperatura e dalla pressione avviene con la formazione di legami tra le due sostanze e varia quantitativamente a seconda del tipo di soluto e di solvente. Per ottenere una soluzione occorre utilizzare sostanze che siano affini cioè in grado di formare dei legami tra loro. Non bisogna però confondere questi legami con quelli che abbiamo descritto precedentemente a proposito della polimerizzazione.

 

Soluzioni e dispersioni

Che differenza c’è tra soluzione e dispersione? Nella soluzione i componenti interagiscono tra loro formando legami chimici deboli, i coloranti pos-sono essere solubilizzati da acqua o da solventi. I pigmenti invece non interagiscono chimicamente con il legante, non formano soluzioni, ma sono solo dispersi in esso.

I legami soluto-solvente sono al confronto molto deboli e si possono spezzare facilmente al contrario degli altri. Se prendiamo una soluzione di acqua e sale e la scaldiamo sino a far evaporare tutta l’acqua avre-mo spezzato questi legami separando il soluto dal solvente. La stessa cosa avviene senza riscaldamento in un co-lore ad olio solubilizzato con solvente, con l’evaporazione quest’ultimo si separa dal primo.

 

Tutte le sostanze possono essere divise in tre grandi famiglie, idrosolubili cioè solubili in acqua, liposo-lubili ovvero solubili in grassi e solventi, e la terza costituita da sostanze che possiedono una parte li-posolubile e una parte idrosolubile. Nell’ambito dei materiali per artisti i colori ad olio sono liposolubili, mentre le tempere e gli acquarelli sono idrosolubili. Gli acrilici meritano come vedremo un discorso a parte.

 

I suoi colori sono meravigliosi come impasto e tonalità. Danno il desiderio di sentirli nel pennello come impulsi ideali, per godere della loro fragranza.

 

Giacomo Balla – Roma, 30 gennaio 1947