Proprietà dei pigmenti

Assorbimento d’olio

 

Nella formulazione dei colori ad olio per artisti vengono impiegati pigmenti di varia natura e molto differenti fra loro che possiedono ognuno una speciἀca capacità di assorbire olio chiamata appunto “presa d’olio”. Abbiamo visto come macinando un pigmento, e cioè riducendo la dimensione delle sue particelle, si ha un addensamento dell’impasto dovuto a un maggiore assorbimento d’olio. Questo avviene perché vi è un aumento della superἀcie assorbente del pigmento. Quindi più la particella è fine e maggiore sarà la sua superficie assorbente, chiaramente ogni pigmento ha una sua grandezza specifica limite che dipende dalla sua stessa natura. Negli ultimi anni il valore della presa d’olio, che era molto empirico, è stato sostituito da un altro parametro che si chiama BET e che rappresenta la superἀcie in metri quadri presente in un grammo di pigmento. Vi sono notevoli differenze di questo valore tra i vari pigmenti, ad esempio un carbone minerale può arrivare ad avere una superficie di 200 metri quadri per grammo mentre un bianco di titanio, avendo una particella più grande ha una superficie molto minore e quindi un minore assorbimento.

 

Trasparenza e opacità

 

La dimensione delle particelle ,oltre che l’assorbimento, inᴀuenza anche la trasparenza o l’opacità di un pigmento. Parlando dell’indice di rifrazione si è visto come l’opacità sia l’effetto di una maggiore deviazione della luce da parte di una sostanza che ne è attraversata. Se all’interno del legante vi sono particelle relativamente grandi queste avranno più probabilità di essere colpite dalla luce e di deviarla ap-parendo più opache e “coprenti” rispetto a particelle più piccole. Con la macinazione dell’impasto quindi anche la trasparenza del colore aumenta. Tale proprietà ottica dipende però anche dal legante, infatti alcuni pigmenti come ad esempio il bleu oltremare, possono essere più trasparenti in olio e meno in acqua. Questo perché l’indice di rifrazione dell’oltremare è più simile a quella dell’olio che non a quella dell’acqua, quindi la luce passando dal legante al pigmento viene deviata meno.

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Colore e potere colorante

 

Nella formulazione dei colori ad olio per artisti vengono impiegati pigmenti di varia natura e molto differenti fra loro che possiedono ognuno una speciἀca capacità di assorbire olio chiamata appunto “presa d’olio”. Abbiamo visto come macinando un pigmento, e cioè riducendo la dimensione delle sue particelle, si ha un addensamento dell’impasto dovuto a un maggiore assorbimento d’olio. Questo avviene perché vi è un aumento della superἀcie assorbente del pigmento. Quindi più la particella è fine e maggiore sarà la sua superficie assorbente, chiaramente ogni pigmento ha una sua grandezza specifica limite che dipende dalla sua stessa natura. Negli ultimi anni il valore della presa d’olio, che era molto empirico, è stato sostituito da un altro parametro che si chiama BET e che rappresenta la superἀcie in metri quadri presente in un grammo di pigmento. Vi sono notevoli differenze di questo valore tra i vari pigmenti, ad esempio un carbone minerale può arrivare ad avere una superficie di 200 metri quadri per grammo mentre un bianco di titanio, avendo una particella più grande ha una superficie molto minore e quindi un minore assorbimento.

 

Resistenza alla luce e resistenza chimica

 

Esiste una classificazione internazionale che deἀnisce la resistenza alla luce dei pigmenti e coloranti che si chiama “Wool scale” perché utilizzata per la prima volta per valutare la resistenza di alcuni coloranti utilizzati nella tintura della lana.Questa scala va da 8 a 1 dove 8 è la massima resistenza alla luce e 1 la minima. Nella figura qui a lato ad esempio si vede come diversi pigmenti si comportano in maniera molto differente. La parte sinistra è stata coperta mentre la destra è stata esposta alla luce per un periodo di tempo determinato. Il pigmento in basso si è dimostrato avere un’ottima resistenza alla luce (8) mentre quello in alto che si è scolorito una scarsissima resistenza (1). Un aspetto particolare è rappresentato dal fatto che molti pigmenti resistono meno alla luce se miscelati con bianco di titanio, ad esempio si può avere il caso di un pigmento che puro ha una resistenza alla luce 8 e che mescolato con bianco riduce la propria resistenza a 6-7. Per resistenza chimica si intende la tendenza di un pigmento a non alterarsi al contatto ad esempio con acqua, solventi, resine o leganti idraulici o sotto l’azione di acidi e alcali. Queste resistenze vengono espresse in genere con un valore da 5 a 1 dai fabbricanti di pigmenti, 5 è la massima resistenza e 1 la minima. I comportamenti sono i più svariati, un pigmento può resistere agli acidi ma non agli alcali, oppure resistere agli acidi e alcali ma non ai solventi, ecc. In generale la resistenza a una sostanza non implica l’automatica resistenza ad altre sostanze, così un pigmento può essere idoneo per colori ad olio ma non per acquerello o viceversa o essere molto resistente in tutte le tecniche pittoriche ma non nell’aḀresco, ecc.Questi sono solo esempi che fanno capire come sia variegata e complessa la produzione dei pigmenti.

 

“Un’altra importante innovazione nelle forniture di colori fu il tubetto di metallo morbido, inventato nel 1841 da un ritrattista americano di nome John Rand: i tubetti di stagno sostituirono i pacchetti di vescica di maiale, in cui ἀno ad allora venivano conservati i colori ad olio, evitando che questi seccassero troppo velocemente nella loro confezione. Questa novità si dimostrò importante soprattutto per gli Impressionisti che amavano dipingere all’aperto; Renoir osservò che “senza i tubetti di colore non ci sarebbero stati Cézanne, Monet, Sisley o Pissarro, niente di ciò che i giornalisti avrebbero chiamato Impressionismo”…e probabilmente neppure Renoir”

Fonte: la bottega del pittore